PRIMA DEL LINGUAGGIO: I PREREQUISITI a cura della Dott.ssa Benedetta Cefaro


“Quasi ogni bambino comincia a inventare un linguaggio per sé, e cessa di usarlo soltanto quando scopre che ne esiste uno già pronto per lui.” (Charles Horton Cooley) 

Se il linguaggio non emerge nei tempi fisiologici previsti, è possibile che il bambino non abbia ancora i prerequisiti necessari allo sviluppo delle prime parole, cioè quelle abilità non ancora verbali che deve:

1 – Intenzionalità comunicativa. Può sembrare scontato, eppure alcuni bambini possono non mostrare interesse a comunicare: non rispondono se chiamati, non vengono a cercarti per farti vedere qualcosa, non provano, a loro modo, a richiamare la tua attenzione. L’intenzione a comunicare è il prerequisito fondamentale per lo sviluppo del linguaggio. La sua assenza può essere indicativa anche di importanti difficoltà di sviluppo. È una competenza che compare prestissimo e diventa stabile dal 9° mese di vita. 

2- Contatto visivo e attenzione condivisa. I bambini imparano già dai primissimi mesi di vita a cogliere e seguire lo sguardo dell’adulto. La capacità di mantenere il contatto visivo permette al bambino di acquisire importanti informazioni. Intorno ai 3 mesi di vita, un bambino è già in grado di agganciare e mantenere lo sguardo dell’adulto durante l’interazione “faccia a faccia”, e questo ci permette di instaurare con lui delle prime piccole “protoconversazioni”. Nel tempo la competenza si amplia, il bambino inizia a seguire il nostro sguardo quando si sposta su un oggetto, e questo gli permette di imparare a condividere l’attenzione su un oggetto esterno. L’attenzione condivisa (o congiunta) è il prerequisito al “parlare di qualcosa”, ed è presente nei bambini già dai 10 – 11 mesi

3 –Alternanza del turno. Prima di poter utilizzare le parole per interagire con noi, il bambino deve aver compreso che la comunicazione si compone di più turni alternati: tocca a me, tocca a te, poi di nuovo a me… fino alla fine. E’ importante stimolare da subito i bambini, soprattutto dai 3 mesi di vita in poi, in “finte- conversazioni” (dette protoconversazioni) in cui mamma e bambino sono l’uno di fronte all’altra, si guardano e fanno finta di parlare: il piccolo vocalizza, mamma risponde imitandolo o dicendo qualcosa, lui vocalizza di nuovo mamma risponde e così via per almeno 4/5 scambi.

Senza questo prerequisito, il bambino non riuscirà a sviluppare una comunicazione efficace.

4- Imitare. Saper imitare è alla base dello sviluppo del linguaggio: i bambini imparano a parlare imitando gli adulti intorno a loro, osservando cosa fanno, prima in modo immaturo e piano piano affinando i suoni ed i movimenti articolatori. Nasciamo predisposti ad imitare perché questa è una delle fonti primarie di apprendimento dell’essere umano in ogni ambito, ma alcuni bambini possono non riuscire spontaneamente a sviluppare questa abilità e vanno “allenati”. Spesso i bambini che manifestano un ritardo di linguaggio sono bambini ancora poco abili nell’imitazione non verbale.

5 – Uso di gesti comunicativi. Se un bambino non sviluppa una buona capacità di comunicare con noi attraverso l’uso dei gesti, non sarà neppure in grado di farlo utilizzando il linguaggio verbale. I gesti precedono le parole. I bambini devono saper utilizzare l’indicazione per dirci cosa vogliono, per mostrarci qualcosa, per scegliere tra due o più alternative, e pian piano imparano ad associare a questi gesti le prime vocalizzazioni. 

Questo repertorio deve arricchirsi ed essere utilizzato dal bambino per comunicare con noi. 

6 – Gioco simbolico. Il fatto che un animale con le ali si chiami uccello ed uno che abbaia si chiami cane, altro non è che una convenzione: noi possiamo comunicare parlando perché sappiamo associare alle parole il significato che rappresentano. Per imparare a parlare, il bambino deve imparare ad utilizzare qualcosa (le parole) in maniera simbolica (il loro significato). 

Questa competenza non si sviluppa immediatamente sul piano verbale, ed i bambini devono innanzi tutto essere in grado di attribuire una funzione simbolica ad un oggetto, e saper “far finta” che sia qualcosa di diverso. In una prima fase di gioco, i bambini manipolano gli oggetti per esplorarli a livello sensoriale (mettono in bocca, lanciano, sbattono) e successivamente imparano ad usarli secondo la loro funzione. 

È importante osservare con attenzione il gioco dei bambini e capire se questa abilità è presente: 

“I giochi dei bambini non sono giochi, e bisogna considerarli come le loro azioni più serie”. -M.D.M-

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