AUTISMO. SEGNI PARTICOLARI a cura della Dott.ssa Ilaria Zampatori


La metafora dello spettro
Quando sentiamo parlare di spettro autistico in molti, e anche io stessa, prima di
intraprendere lo studio universitario, immaginiamo che sia un disturbo che rende il
comportamento di chi ne è affetto poco comprensibile, poiché le sue reazioni sono spesso
“bizzarre ed inaspettate” rispetto ai comportamenti più usuali, a cui siamo abituati, nelle
normali relazioni con le persone con le quali si viene a contatto.
Si immagina in genere che chi è affetto da spettro autistico possa avere capacità “geniali”
accompagnate però da grandi difficoltà a farsi comprendere e a comprendere le realtà del
mondo intorno a sé.
L’imprevedibilità di comportamenti rende ancora più difficile avvicinarsi a una vera
comprensione di cosa sia realmente l’autismo.
Ricordo che in passato la parola “spettro” evocava in me un significato quasi temuto, ma
con il tempo, conoscendo i ragazzi, entrando in relazione con loro giorno dopo giorno, ho
capito il vero significato della parola “spettro”. Lo spettro non è quel fantasma dal bizzarro
contorno ma è più da intendere come lo spettro dei colori che compongono la luce, ognuno
diverso, ognuno significativo, ognuno da conoscere. Ciascuno di questi colori ha una sua
caratteristica da cogliere e ciascuna sfumatura va valorizzata. Questa metafora può aiutarci
a comprendere la diversità (neurodiversità) che ognuno di noi ha e che nell’autismo si
esprime in una grande ampiezza.
Definizione dell’Autismo
“L’Autismo è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo
biologicamente determinato, con esordio nei primi tre anni di vita.” Riportano le linee
guida per il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti,
ma in cosa consiste esattamente questa sindrome?
Quando si parla di autismo, si devono tenere a mente 3 aree principali di sviluppo che
risultano alterate.
Queste tre aree non solo aiutano gli addetti ai lavori a fare diagnosi, ma ci permettono di
capire cosa è difficile fare per le persone autistiche e come è possibile mettersi in loro
ascolto.
Comunicazione
La comunicazione con un bambino con autismo è resa difficile dal fatto che il bambino
non riesce ad apprendere e padroneggiare i codici comunicativi.
La comunicazione è resa difficile dal fatto che un bambino con autismo non riesce ad
apprendere e padroneggiare i codici comunicativi sia verbali (alcuni bambini possono non
sviluppare mai il linguaggio) che non verbali, come le pause e l’intonazione della voce, o
posturali, come lo sguardo e i gesti. Per questi motivi risulta “bizzarro” il modo di parlare
di un bambino autistico con gli altri, e quindi è difficile per chi lo ascolta capire bene e,
ancor più, riuscire a rispondere nel modo adeguato.
Quanto appena riportato non riguarda solo la comunicazione prodotta ma anche quella in
arrivo, questo rende davvero complicato per una persona con autismo decodificare quanto
un interlocutore gli riferisce. Prediamo ad esempio un ragazzo di nome Marco che voglia
comunicare alla sua insegnante che è stanco di fare le addizioni e vuole riposarsi, per lui
sarà veramente complicato farsi capire, l’insegnante, almeno che non lo conosca molto
bene, inizialmente farà fatica a capirlo
Interazione sociale
L’interazione sociale è l’altro grande scoglio dello sviluppo di un ragazzo autistico.
Ogni individuo ricerca la relazione con l’altro, essendo questo un bisogno primario che
l‘essere umano ha fin dai primi istanti della sua vita.
Ognuno ricerca le figure che si prendono cura di lui con lo sguardo, sorride e interagisce
con gli adulti e via via che procede lo sviluppo anche con i coetanei. Ama condividere
esperienze e interessi con le persone che sono per lui significative ed impara e condivide
norme sociali riconosciute dalla società in cui cresce e vive.

Tutto questo ovviamente accade senza che ce ne rendiamo conto, è qualcosa d’innato che
ci appartiene come specie.
Allora che succede a una persona con autismo?
In questo caso, nel corso dello sviluppo, queste innate capacità non emergeranno in modo
adeguato.
Questo non significa, come si potrebbe facilmente dedurre, che le persone con autismo
non siano interessate alla relazione o alla vicinanza con l’altro.
Il problema per una persona con autismo è semplicemente che non sa come si fa e manca
la ricerca spontanea della condivisione di emozioni, obiettivi o interessi con altre persone.
Riprendiamo l’esempio di Marco. Mentre sta giocando in giardino, Marco trova per caso
una pallina con cui spesso giocava e che non trovava da tempo. Probabilmente non correrà
in casa ad avvisare i genitori o i fratelli del ritrovamento, né richiamerà la loro attenzione
per mostrargli la pallina.
Considerando le linee guida per l’autismo della società italiana di neuropsichiatria
dell’infanzia e dell’adolescenza, dove vengono spiegate diverse modalità di
compromissione dell’interazione sociale, possiamo provare ad ampliare l’esempio
precedente, prendendo in considerazione i tre profili individuati da Wing relativi al modo
in cui i bambini entrano in rapporto con gli altri.
Nell’esempio iniziale di Marco il suo profilo potrebbe essere caratterizzato come quello di
un autistico inaccessibile alla relazione e tendente a isolarsi.
Potrebbe invece esserci Riccardo che ha un profilo caratterizzato come quello di un
autistico isolato ma, se adeguatamente stimolato e sollecitato alla relazione, può essere
interagente. Riccardo non ricerca attivamente il contatto con l’altro, ma entra in relazione
con lui se viene aiutato a farlo.
Infine il profilo di Francesca potrebbe essere caratterizzato come quello di una persona
autistica che si mostra attiva nella ricerca dell’interazione, ma certe volte risulta
eccessivamente enfatica e/o inappropriata, perché ricerca costantemente il contatto fisico
con baci e abbracci, perfino nell’interazione con persone sconosciute.
Ovviamente questi sono solo esempi e come specificato all’inizio ogni bambino, ragazzo e
adulto con autismo ha caratteristiche specifiche e non necessariamente deve ritrovarsi in
uno di questi profili che sono riportati al solo scopo esemplificativo.
Interessi e attività ristretti
Quanto appena detto però non ci aiuta a conoscere e comprendere del tutto le
persone con autismo.
L’ultima area che caratterizza questa sindrome riguarda i comportamenti ripetitivi
e gli interessi ristretti.
L’interesse ristretto di un bambino con autismo può riguardare aspetti legati alla
propria figura, come per esempio guardarsi allo specchio o guardare i propri
capelli. Stessa cosa vale per gli oggetti o le attività. Spesso i bambini autistici
provano interesse per specifici oggetti o argomenti di cui conoscono ogni
particolare, al punto di imparare a memoria una scena del loro cartone preferito o
di osservare a lungo le ruote della loro macchinina.
Per conoscere ancora altri aspetti di questa sindrome è importante sapere che
essa comporta una rigida sottomissione alle abitudini e alla routine.
Diventa fondamentale per una persona autistica ritualizzare la routine quotidiana,
come il mangiare, il lavarsi, l’uscire. Può succedere che sia necessario che si
svolgano sempre nello stesso modo, o nello stesso momento o ancora con gli
stessi oggetti.
Un bambino, ad esempio, al momento del pasto, può aver bisogno di mangiare
nello stesso posto, con la stessa disposizione spaziale della posateria, con il cibo
che deve avere sempre lo stesso sapore e lo stesso aspetto. Questa rigidità nella
routine è legata anche ai percorsi e agli spostamenti. Può capitare per esempio
che Marco provi un profondo disagio per aver cambiato la strada che
abitualmente percorre per andare dalla sua scuola a casa. Può capitare che
questo disagio, legato alla routine e alle abitudini, sfoci a volte in comportamenti
“bizzarri” o anche aggressivi. Quando questo accade dobbiamo chiederci cosa
nell’ambiente o nella routine giornaliera sta turbando il ragazzo. Scopriremo che
c’è una ragione che causa quel comportamento.

L’ultimo aspetto di cui vorrei trattare riguarda il disturbo e l’alterazione della
percezione sensoriale.
Le persone con autismo possono essere profondamente sensibili ad alcuni stimoli
ambientali, cosi come invece non percepirne altri, che solitamente sono quelli
fastidiosi o addirittura dolorosi.
Alcuni suoni, tessuti, gusti e odori possono portare le persone alla reazione
immediata di schermarsi (per esempio coprirsi le orecchie) o manifestare disagio.
Il dolore può essere percepito in maniera diversa cosi come il caldo e il freddo,
allora è possibile che una persona con autismo non manifesti espressioni di
dolore se si ferisce ma possa essere spaventa e percepire dolore per un
abbraccio.
Per chiudere con un esempio, può darsi che il nostro Marco si stia innervosendo e
inizi ad arrabbiarsi perché il vicino. che sta aprendo la sua porta di casa, ha un
portachiavi rumoroso. Quel rumore, quasi impercettibile, che in genere non crea
nessun fastidio, per Marco è il più fastidioso che si possa immaginare.
Ovviamente questo breve viaggio nel mondo visto da una persona con autismo
non si esaurisce con queste poche righe, ci sono molti altri aspetti non trattati in
questo articolo. Il tentativo, spero riuscito, è stato di raccontare in poche righe
alcuni dei segni particolari caratterizzanti l’autismo.
Come detto da Paul Isaacs, e totalmente condiviso da me, dopo la mia
esperienza di terapeuta:
“Non temere le persone con autismo, abbracciale. Non cacciarle via dalla tua vita
ma accettale perché solo allora essi brilleranno.”
Una composizione molto bella che può essere rappresentativa dei sentimenti
sollecitati da un bambino autistico non può che essere “Piccolo principe” di
Germana Bruno.

Eccola:

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